Ieri mi sono scapicollato per arrivare in tempo dall’ufficio al concerto. Riesco anche a farmi una doccia prima di partire per l’Auditorium.

Becco una delle ultimissime copie dell’EP delle Amina allo stand del merchandise.

Mi accomodo (seduto proprio davanti al palco… che emozione).

Sono le 20.50 e l’auditorium è quasi vuoto.
Le Amina salgono sul palco, con bicchieri, campanellini e altri oggetti bene in vista e pronti ad essere suonati, oltre ad un Apple powerbook che fa capolino tra la strumentazione :-D

Iniziano a suonare e la gente chiacchiera…chiacchiera….chiacchiera, impedendo anche di ascoltare.
Ho provato un profondo disgusto ed una vera vergogna ad essere compatriota di tali persone. Mi sono davvero vergognato di essere italiano.

Il loro set dura mezz’ora. Dolcissime e delicate, suonano di tutto, anche una sega (!). Ho il tempo di inbufalirmi con due tipe in abito da sera accanto a me che non facevano altro che parlottare (hanno smesso dopo il mio rimprovero - ero davvero inferocito - ed hanno abbandonato la sala alla 3/4° canzone dei Sigur: ma che diavolo siete venute a fare allora?).

Le Amina si inchinano alla fine e vanno via. Sembravano quattro piccole elfe. Davvero!

L’auditorium è pieno, soliti brusii…ululati, fischi (la situazione migliorerà e MOLTO durante il concerto, forse anche quelle scimmie sono state rapite dall’atmosfera). Mi faccio la mia solita dose di “fumo passivo da concerto” (crepate all’inferno maledetti fumatori).

Alcuni teli coprono il palco. Poi arrivano i Sigur Rós: vediamo delle ombre e le loro sagome in controluce.

Inizia il concerto, con le Amina dietro a suonare gli archi. Brividi, solo brividi.

Se chiudi gli occhi ti portano via. E’ troppo bello per essere vero. L’acustica è perfetta.

Non so quanti gruppi possano permettersi di fare metà concerto con pezzi “inediti” senza far calare l’attenzione del pubblico… ANZI!

TAKK (il loro nuovo disco in uscita a settembre, già da me preordinato ) sarà un capolavoro.
Glósóli, Sæglópur, Sé Lest, Miláno, Gong, Andvari: i nuovi pezzi sono già nella storia di questo gruppo.

Colpiscono di fioretto e di sciabola. Magia… è pura magia.

Si scambiano i ruoli: Jónsi passa dalla chitarra al piano, Kjarri dalle tastiere alla chitarra, Orri dalla batteria allo xilofono e poi tastiere, Goggi dal basso alla batteria.

E’ fantastico. Il pubblico non rumoreggia più. Jónsi modula la voce come solo lui sa fare.
Le Amina ci danno dentro con il violino pizzicato in Andvari, che finisce in un bellissimo crescendo di violini / chitarra / basso / batteria / tastiere. Tutto suonato con il cuore. Lo senti. Lo percepisci.

E poi arrivano Viðrar vel til loftárása, Vaka ed alla fine Popplagið con il suo ritmato crescendo a chiudere il concerto. Cala il sipario così come si era aperto.

Loro escono e poi rientrano applaudendo noi. Noi gli applaudiamo.
Standing ovation di qualche minuto.
Si inchinano tutti ed 8, i Sigur Rós e le Amina.

Sono emozionatissimo ed ho la pelle d’oca. Ce l’ho ancora adesso mentre scrivo.

La musica è finita, la magia resta sospesa nell’aria. Forse è stato il più bel concerto a cui abbia mai assistito. Credetemi.

Perdonatemi errori e/o omissioni. L’ho scritto di getto, così come fluiva dal cuore.

Il 25 novembre tornano in Italia. A Firenze. Non vedo l’ora.

Sigur Rós